Flaminio Maphia: “L’hip hop è come il calcio, a 40 anni sei fuorigioco”

0
2613

di Alessandra Addari

Il celebre duo hip hop romano si è esibito ieri sera ad Ascoli in occasione di dell’Archifiesta 2015 “The 90’s are back”, ovvero il party di fine anno della scuola di Architettura e Design di Ascoli.

I “Flaminio Maphia” sono un gruppo musicale romano (G-Max e Rude MC) nato a piazzale Flaminio nel 1994. Autori di Che Idea!, La mia Band suona il Rap (featuring Max Pezzali), Ragazze Acidelle, Resta, La Gabbia, Supercar ed altri brani, sono stati supporter di alcuni mostri sacri del rap internazionale come Ice-T, Tang Clan, Coolio ed hanno partecipato a programmi televisivi e cinematografici di successo (Quelli Che Il Calcio, I Cesaroni, Maurizio Costanzo Show). G-Max, in particolare, è autore e conduttore televisivo (Stracult, Matinée e Scalo 76 su Rai Due, Street Voice su All Music, oggi DeeJay Tv)

Avete iniziato con il rap nei primi anni Novanta. Come si è evoluta la vostra musica da allora, a livello stilistico e di contenuti? La nostra musica è cambiata perché siamo cambiati noi. Con il passare degli anni acquisisci cultura e formazione diverse perché le situazioni che vivi sono differenti. In vent’anni di carriera abbiamo calcato il palco del 1° maggio, siamo stati in classifica con un singolo hip hop in Italia, in generale abbiamo vissuto esperienze importanti che ci hanno inevitabilmente cambiato la vita per cui ora il nostro stile musicale si è evoluto, è un tipo di hip hop un po’ più Knowledge, più consapevole di quello risalente a quando eravamo ventenni ma non è cambiato affatto, siamo noi che siamo diversi.

E’ cambiato lo scenario hip hop italiano? Sì, tantissimo, a causa dell’avvento di internet. Quando abbiamo iniziato noi non esisteva per cui era difficilissimo seguire la cultura hip hop che proveniva dall’America: arrivava un disco ogni due o tre mesi, i vestiti erano difficili da trovarsi se non ai mercatini americani (non esisteva la possibilità di acquistare online); invece ora, negli ultimi 15 anni, grazie al web è molto più facile poter seguire i propri idoli per cui direi che lo scenario hip hop è cambiato, nel bene e nel male, come tutte le cose.

In che senso? In bene perché puoi informarti e conoscere sempre le novità in merito; in male perchè l’hip hop si è commercializzato molto diventando più una moda che una cultura vera e propria.

Anche il pubblico di riferimento è cambiato? In realtà il pubblico dell’hip hop è sempre stato molto giovane, composta da ragazzi e ragazzini dai 13 ai 20 anni. È un genere particolare, con un gergo specifico, che non si addice molto a persone di una certa età, a differenza del rock, ad esempio, che puoi suonare anche a 50 anni: basti pensare a Vasco Rossi. È come il calcio: quando hai 40 anni sei praticamente fuori gioco. Fondamentalmente poi l’hip hop è una cultura generazionale. Mentre negli anni ‘90 proveniva dai centri sociali per cui aveva una connotazione politica anche abbastanza seria ed era seguito dagli adulti, ora la commercializzazione del web ed i talent show hanno fatto in modo che sia seguito e praticato quasi sempre solo da giovani e giovanissimi, come Fedez.

Con questo intendete dire che oggi per avere successo nel vostro settore bisogna necessariamente essere giovani e commerciali? Esistono fortunatamente delle eccezioni come Caparezza – per noi uno dei più bravi – anche se lui ha sempre mischiato molto il rap con il rock, o come J-Ax che, nonostante abbia la nostra età, si è sempre saputo riadattare, anche partecipando al programma The Voice of Italy.

A proposito di J-Ax, c’è differenza tra rap milanese e rap romano? Ovviamente è diverso il gergo, che è molto importante nel rap, ed è diversa la vita raccontata perché quella di Milano differisce da quella di Roma e di qualsiasi altra città. Ma il rap è sempre quello.

Un aspetto comune a molti rapper è l’utilizzo di una grande ironia nell’affrontare temi a volte anche particolarmente importanti. Siete altrettanto ironici nei vostri stessi confronti quando e se, nella quotidianità, sono gli altri a prendervi in giro? Siamo sempre stati i primi a prenderci in giro da soli. Infatti mentre nei video hip hop generalmente il rapper si atteggia, circondato da belle donne e macchine lussuose , nei nostri ci poniamo in maniera diversa, spesso addirittura mascherandoci: nei testi abbiamo sempre raccontato la nostra vita, affrontando temi talvolta seri, come nel pezzo Le facce della notte, altre volte frivoli come in Che idea o Ragazze Acidelle.

Avete partecipato ad una puntata della fiction I Cesaroni e siete stati nel cast del programma Quelli che il Calcio. In particolare tu, G-Max, da tempo ti sei affermato come autore e conduttore di diversi programmi Rai. Come mai? Oltre alla passione per la musica ho da sempre portato avanti quella per il cinema e la televisione, anche perché, ritenendo io l’hip hop una cultura generazionale, ho sempre pensato che arrivato a 40 anni probabilmente avrei smesso di scrivere rap.

Quindi non ci sarà un nuovo album in futuro? Mai dire mai.. Se avremo qualcosa da dire a 60 anni, lo scriveremo. Ma queste cose devono essere spontanee e naturali. Se per due anni non abbiamo scritto nulla probabilmente è perché non avevamo nulla da raccontare in quel momento, anche se continuiamo comunque ad esibirci dal vivo.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.