Accadde domani, 18 dicembre 1994: muore Costantino Rozzi, finisce un’era, inizia il mito

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rubrica accadde domani rozzidi Andrea Ferretti

Nel 1968 prese in mano la società. Era un geometra che di lì a qualche anno sarebbe diventato famoso non solo per le imprese calcistiche dell’Ascoli ma anche per un’azienda florida che costruiva strade, ponti e stadi e che arrivò a dare lavoro a oltre mille persone. Costantino Rozzi, che Ascoli ricorda con il viale da cui si accede allo stadio, proprio quello che lui ampliò in soli cento giorni lavorando anche di notte per poter presentare il suo Ascoli al palcoscenico della prima serie A. Era il 1974 e lui era al timone della società – che si chiamava ancora Del Duca – da appena sei anni, nel corso dei quali aveva già portato i colori bianconeri per la prima volta in B nell’estate del 1972. Con l’aiuto di Sandro Orlini, fratello dell’allora primo cittadino Antonio Orlini, anche lui molto vicino alle sorti bianconere in veste di dirigente accompagnatore (negli anni Sessanta visse molte partite dalla panchina), entrambi figli di Serafino Orlini che dopo la Guerra fu il primo sindaco di Ascoli Piceno.

rozziprocessosssFamoso per i suoi coloriti interventi nelle trasmissioni televisive – in particolare a “Il processo del lunedì” del suo amico Aldo Biscardi – seppe sempre costruire squadre in grado di non sfigurare al cospetto di squadroni come Juve, Milan e Inter. Partendo da Carlo Mazzone, che con lui costituì il binomio che in 24 mesi portò l’Ascoli dalla C alla A, alla sua corte ricordiamo alcuni dei migliori allenatori del calibro di Eugenio Bersellini, Ilario Castagner, Vujadin Boskov, senza dimenticare i record di Mimmo Renna del 1977-1978. Si ammalò, ma non si arrese continuando a lavorare più di prima. Poi un pomeriggio di dicembre del 1994, era il 18 e mancava una settimana al Natale, se ne andò. Ma la sua bandiera e il suo volto capeggiano ancora allo stadio e ovunque al mondo si nomini l’Ascoli Calcio. Rozzi era nato ad Ascoli l’11 gennaio 1929. Sposato con la signora Franca Rosa, ebbe quattro figli: Fabrizio, Anna Maria, Antonella e Alessandra. Divenne presidente della “Del Duca Ascoli” il 4 giugno 1968. Dopo quattro giorni la sua prima partita da presidente: Arezzo-Ascoli 1-0, terzultima giornata del campionato 1967-1968 (allenatore-giocatore era il brasiliano Dino Da Costa). Ingaggiò il suo primo allenatore (Evaristo Malavasi) l’8 giugno 1968, ma il 19 novembre ci fu anche il suo primo esonero: il vice allenatore Pandolfi prese il posto di Malavasi, ma era chiaro che si trattava solo di una fase di passaggio. Rozzi chiamò infatti Mazzone, che nel frattempo aveva appeso le scarpe al chiodo dopo un grave infortunio alla gamba riportato durante un derby con la Samb (un destino… a circa tre anni dalla disgrazia di Strulli, anche quella volta in un derby con la Samb). Chiamò l’ex capitano di mille battaglie al quale era nel frattempo stata affidata la squadra giovanile, la De Martino ovvero la Primavera o la Berretti di oggi. Dopo dieci giorni, il 29 novembre 1968, Mazzone per la prima volta si sedette sulla panchina dell’Ascoli, lui ormai ascolano a tutti gli effetti dopo il matrimonio con Maria Pia e la nascita dei figli Sabrina (1964) e Massimo (1967).

rozzicalzettisssFu un sorta di prologo. Rozzi, infatti, richiamò Mazzone dopo poco più di un anno, stavolta per sostituire Alberto Eliani ex calciatore di serie A e della Nazionale poi stabilitosi a San Benedetto. E da quella panchina Mazzone non si sarebbe più alzato, se non dopo tanti anni (1976) quando scelse la Fiorentina. Il 2 ottobre 1971 venne abbandonata la denominazione “A.S. Del Duca Ascoli”. Il 3 luglio 1972 la società diventò “Ascoli Calcio 1898 Spa”. In sella, ovviamente, c’era sempre Rozzi che per anni ha conteso al suo amico napoletano Ferlaino il record di presidente più longevo. Rozzi contribuì a far conoscere Ascoli (la città oltre che la squadra) ben oltre i confini nazionali. Promozioni, retrocessioni, trofei nazionali (Torneo di Capodanno) e internazionali (Mitropa Cup), esoneri di allenatori (dopo Mazzone – che tornò nel 1980 per restare fino al 1984 – ne ingaggiò altri quindici), dure contestazioni alla classe arbitrale cui seguivano puntuali squalifiche. Morì di domenica, dopo una partita – e quando sennò – dopo che al Del Duca si era da poco conclusa Ascoli-Pescara. Finì 3-0 e fu quello l’ultimo, bello ma purtroppo inutile, regalo dei suoi ragazzi. Rozzi aveva solo 65 anni. Se la salute l’avesse assistito, alla guida dell’Ascoli avrebbe combinato non riesco manco a immaginarmi cosa. Il lavoro? Sono certo che sarebbe stato capace di trovare anche l’antidoto alla crisi per aiutare quantomeno il settore edile locale.

rozzisciarpasssDal 18 dicembre 1994 non c’è più. Ma nei giorni, nei mesi, negli anni successivi mi hanno sempre colpito le sue foto che capeggiano, in tanti posti ancora oggi, soprattutto nei locali pubblici. Gli ascolani non l’avevano fatto nemmeno quando nel 1982 l’Italia diventò campione del mondo. Il funerale? Si parlò di 20.000 persone. Nessuno le contò. E nessuno aveva contato quelle del funerale del povero Roberto Strulli, il portiere morto nel febbraio 1965 durante un derby Samb-Ascoli. Il giorno del funerale di Strulli i negozi della città abbassarono le serrande in segno di lutto. Sembrava di rivedere le esequie del Grande Torino di vent’anni prima. Di quelli di Rozzi ho invece la nitida immagine di una inverosimile presenza di gente comune e di Oliver Bierhoff che singhiozzava dietro al feretro in piazza del Popolo. Il tedesco era bomber in campo e fuori, e si era affezionato a colui che lo aveva portato in Italia permettendogli di affermarsi successivamente come uno dei più forti attaccanti europei di tutti i tempi.

rozziesultasssMi farebbe infine piacere conoscere chi ha scritto – ma soprattutto chi ha ideato quella scritta – “Custandì, tu ca jè la voce nostra… fa casì”. E’ ancora visibile sul muro dello svincolo di Porta Cartara. Che qualcuno la preservi per sempre e che nessuno la copra con manifesti o altro, perché in quelle nove parole c’è la vera essenza dell’essere ascolano. Rozzi era ed è Ascoli, e noi siamo Ascoli.