Il Graffietto. Solidarietà: e una bella “donazione parlamentare”?


26 agosto 2016 - 15:24

Con i morti ancora sotto le macerie del terremoto, è ora caccia alle responsabilità e ai colpevoli (la magistratura ha aperto tre inchieste che faranno la fine delle precedenti) mentre infuria la polemica su come e dove si devono costruire abitazioni anti sismiche. Ognuno se la sta suonando e cantando come vuole, ma è chiaro che per questa tragedia annunciata qualche colpa, da qualche parte, deve pure saltar fuori. In piena emergenza si sta intanto svolgendo una commovente gara di solidarietà. Tanti quelli che vorrebbero correre lassù per dare una mano, ma questo è vietato a chi non fa parte di gruppi di soccorso riconosciuti ed è quindi addestrato. Il rischio è quello di creare ulteriore confusione. Meglio allora concentrarsi sulla raccolta di materiali di prima necessità? Fino a un certo punto, perché tanta roba finirà per essere consegnata sì a chi ne ha bisogno, ma forse non agli scampati nelle tendopoli di Amatrice, Accumoli e Arquata che sono già sommersi da generi di prima necessità.

“Servono soldi, raccogliete denaro” è la voce che gira tra la gente. E’ stata lanciata la campagna telefonica, quella dei 2 euro. Il premier Renzi ha (ri)lanciato il “Progetto Casa Italia”. Il Consiglio dei Ministri ha deciso lo stop alle tasse per le popolazioni martoriate e un primo stanziamento di 50 milioni di euro. Lancio allora un’idea, prendendo spunto dai milioni di italiani costretti a vivere con 1.000 euro al mese. Per un mese i nostri 945 parlamentari (630 deputati e 315 senatori) si tenessero in tasca solo 1.000 euro del loro stipendio e il resto lo facciano recapitare a Sergio Pirozzi, Stefano Petrucci e Aleandro Petrucci, rispettivamente sindaci di Amatrice, Accumoli e Arquata. Ognuno dei 630 deputati - che avrà sicuramente già donato le sue 2 euro telefoniche - percepisce 13.971 euro netti al mese, che diventano 14.634 per i 315 senatori. Se si tengono solo 1.000 euro, rimarrebbe l’incredibile (ma vera) cifra di 12 milioni 467.000 euro. Solo per un mese. Eddai, provateci. Dopo tutto in Italia di fame non si muore. Ma di terremoto sì.