Ha un furgoncino giallo Volkswagen e suona esclusivamente dischi in vinile, è Alessandro Biocca dj di Fatti Un Giro

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CUPRA MARITTIMA (AP) – Il progetto Fatti Un Giro di Alessandro Biocca è nato nel 2014, in un momento particolarmente negativo della sua vita. Aveva già messo in vendita “Cibborio”, il suo adorato pulmino Volkswagen del 1972 e perso il minimo interesse per la musica, che lo appassiona sin da bambino. Una sera ad un festival vintage ha assistito ad un dj set programmato da un freddo computer, che sviliva l’atmosfera. Quindi, gli è saltata in mente la malsana idea di allestire il “lattonaccio giallo” con due giradischi, un sistema di amplificazione e tanti dischi in vinile. Aveva immaginato un food truck musicale. Ha comunicato la sua idea agli amici Andrea ed Alessandro che ne sono rimasti subito entusiasti e lo hanno spinto ad imbarcarsi in questa avventura.

Il suo furgoncino giallo ha partecipato al Maremoto Festival, all’assemblea nazionale di Instagram (Igers Italia), ad Anime di Strada di Civitanova, al Vintage Forum di Fermo, al Vintage Village di Monteprandone. Il giorno di Pasquetta, 2 aprile, sarà al Geko di San Benedetto del Tronto.
Alessandro non ha una pagina Facebook ma può essere contattato sul suo profilo (https://www.facebook.com/alejandro.damarano) o Instagram (https://www.instagram.com/fatti1giro/).

Selezioni i tuoi dischi a seconda del mood della serata?
Solitamente chiedo a chi mi ingaggia cosa vorrebbe ascoltare. Se ha preferenze tra i generi che tratto, se è una serata a tema, se la musica deve essere solo un sottofondo ed altre informazioni che potrebbero aiutarmi a centrare l’obbiettivo. Ho il terrore che la mia musica possa essere fuori luogo. Da adolescente venivo etichettato come quello che ascoltava roba strana ed era una costante che la musica da me proposta fosse bandita da feste e viaggi in pullman. A darmi forza nel perorare la mia missione, era il fatto che i miei compagni ascoltavano radio commerciali e questo mi convinceva di essere nel giusto. Un mio ardito e filantropico progetto era quello di rapire tutti i miei amici, rinchiuderli in un capannone industriale e sottoporli ad una violenta terapia d’urto dove rieducarli ad una sana vita musicale. Se non ricevo indicazioni, scelgo pezzi del mio repertorio in 7″ (che è il termine più corretto per chiamare i 45 giri, quelli piccoli): rock’n’roll, funk, northern soul, surf, afrobeat, rock anni Settanta e Ottanta. Considero il dj sostanzialmente come un alchimista dotato di cuffie. Dentro i suoi flight case ha molte sostanze diverse da abbinare in maniera adeguata agli altri elementi che sono le persone che ha di fronte, deve sapere quali somministrare e regolare il dosaggio. Quando questo processo funziona, è una bella serata.

Esistono vinili di ogni cd esistente oppure alcuni anni Novanta e 2000 nn sono stati prodotti?
Purtroppo no, soprattutto per alcune produzioni recenti dove la versione del singolo in vinile può avere tirature limitatissime, quando addirittura non essere proprio prevista. Sarei l’uomo più felice della terra se così non fosse. Questo è uno dei grossi limiti che un dj votato all’analogico ha. Per serate particolarmente importanti, dove voglio assolutamente mettere un pezzo non reperibile in vinile, faccio stampare una singola copia. Ci sono dischi meravigliosi e datati, pressochè introvabili, che per averli nella sua borsa, un dj sarebbe disposto a calpestare il cadevere di chiunque. In questi casi, si compra a qualsiasi prezzo dall’unico venditore che lo possiede.

L’incontro ravvicinato del terzo tipo più strano che hanno avuto i tuoi vinili e un essere umano?
Il fatto più curioso che mi è successo è quello in cui una ragazzina si è messa a fissare il disco che girava. Non riusciva a capire cosa cavolo facessi con quegli strani “cosi” rotondi neri. E perchè tante manovre. Dopo diverso tempo nel quale provavo a spiegarle che la musica che stava ballando, veniva proprio da questi oggetti, ho fermato il disco con la mano per farla rendere conto. Nel silenzio che si era creato mi ha confessato che era la prima volta che “vedeva la musica”. La prima emozione che mi ha assalito è stata quella di fierezza, poi ha prevalso la ragione e mi sono sentito terribilmente vecchio per essere nato e cresciuto con un sistema così datato.

Le richieste più assurde che tu abbia mai ricevuto.
Potrei farci una serata intera con tutti i pezzi assurdi che mi hanno richiesto. “Assurdi” almeno per quello che propongo io. Di recente, mentre stava andando un disco, che non ricordo se fosse Rain dei Cult oppure Owner of a lonely hearth degli Yes, un tipo mi si avvicina e, senza troppo badare alla forma, mi dice di mettere un pezzo reggaeton che la sua ragazza voleva assolutamente ascoltare. Lo tranquillizzo con un cenno. Parte Whole Lotta Love dei Led Zeppelin accompagnato da un grido di giuibilo da un gruppo di ragazzi. Il romantico torna sconsolato alla carica per sollecitare. Dalla borsa dei dischi sento la vocina del vecchio Ozzy che mi dice che ha lui qualcosa di più indicato. Appena il riff di Page, tra i più colossali della storia del rock, concede un attimo di tregua, dall’altro piatto inizia a girare inesorabile Paranoid dei Black Sabbath. Era quanto di più vicino al reggaeton avessi. È abbastanza frustante sentirsi richiedere un brano che esula totalmente dal mood della serata. I dischi che vengono proposti sono il risultato di una ricerca. Non è come con i servizi di streaming musicale che consigliano quali brani ascoltare dopo. Una volta che il crossfader del mixer si sposta verso un piatto, inizia un’ inesorabile corsa contro il tempo per cercare un degno successore al pezzo che sta andando. Si hanno a disposizione un paio di minuti, nei quali bisogna farsi venire in mente un titolo, cercarlo, piazzarlo sul piatto, pulirlo, ascoltarlo, regolare il gain, trovare un buon punto dal quale farlo partire e…cambiare idea all’ultimo istante.

Musica chiave che un buon cultore deve avere nella sua libreria musicale.
Mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Con franchezza, sono la persona meno indicata per consigliare quali siano i titoli fondamentali da avere in una collezione. “Purtroppo” sin da piccolo ho avuto parecchi maestri musicali di formazione diversa. Da ognuno ho potuto apprezzare una scena musicale particolare. Pertanto, tutti i buoni dischi sono dei fondamentali. Ma se proprio avessi una pistola puntata alla tempia per salvare la pellaccia direi: London Calling dei Clash, Horses di Patti Smith, Nevermind dei Nirvana, Superfly di Mayfield, Who’s the Next dei Who, Bob Dylan con Highway 61 Revisited. L’elenco sarebbe infinito. Non si può non avere i Led Zeppelin, i Kraftwerk, i Pink Floyd. Dei Radiohead almeno Ok Computer, come Blue Lines dei Massive Attack, per tutto quello che ne è conseguito. No dai! Non posso fare torto agli altri migliaia di dischi.

Compilation anni Settanta, Ottanta, Novanta.
Lo scorso fine settimana ho fatto un dj set di musica northern soul, un genere nato con forti contaminazioni di R&B e soul. All’ascolto non lascia indifferenti i bacini. Di tanto in tanto, per variare e per mettere qualcosa di conosciuto, ho piazzato pezzi meno ortodossi al tema della serata, sempre comunque coinvolgenti, tipo Aretha Franklin e Wilson Pickett. Ho fatto questa inutile premessa solo per poter dire che nell’arco di quella serata e per inciso in un lasso di tempo di circa mezz’ora, ho messo sui piatti tre dischi, probabilmente sconosciuti in quelle versioni originali, ma che con le loro rivisitazioni hanno conosciuto un successo intergalattico. Per esempio, ho suonato Harlem Shuffle di Bob & Earl del 1963 e nessuno la riconosceva, però se sostituiamo i nomi dei suoi autori con quello dei Rolling Stones e la datiamo 1986, la conosciamo eccome!
Sliced Tomatoes dei Just Brothers del 1972. Qui brancoliamo nel buio più pesto ma, se cominciamo a scoprire le carte ed a giocare il nome di Norman Cook qualcosa cambia. Proprio lui, sotto le spoglie di Fatboy Slim, nel 1998 quando ancora faceva bella musica, ha preso parecchio in prestito anche da questo brano per The Rockafeller Skank. Per non far torto a nessuno, dobbiamo menzionare gli altri che potrebbero bussare alla porta di Mr Slim pretendendo un piatto di minestra. Ovvero, John Barry con il brano Beat Girl, gli Art Of Noise con il pezzo Peter Gunn e di Bobby Fuller Four con la canzone I Fought The Law (loro potrebbero presentarsi anche a casa dei Clash).
Se gli strabusati sintetizzatori degli anni Ottanta hanno creato anche qualcosa di epico, questo è sicuramente Tainted Love nella versione dei Soft Cell. Degno, però, di un “Forse non tutti sanno che” della Settimana Enigmistica, è da specificare che la prima versione di questo brano è stata cantata nel 1965 da Gloria Jones.


Che differenza c’è tra la musica contemporanea e quella degli esordi del vinile?
Il disco in vinile, nel formato LP, è stato inventato nel 1948 ed il 45 giri, o 7 pollici nel 1949.
In settanta anni la musica ha fortunatamente cambiato tantissime volte i connotati ed in ogni rinascita si ritrovano comunque delle tracce che fanno intuire quale sia stato il suo percorso. Paradossalmente credo che adesso che la musica sia molto più fruibile di quanto non fosse in passato e la si possa scegliere da archivi sconfinati è, in percentuale, qualitativamente inferiore rispetto a quando per sapere se valeva la pena spendere dei soldi per un LP, si ascoltava il parere del commesso del negozio di dischi. Sembra che alle case discografiche convenga guadagnare discretamente con un catalogo di 10000 artisti che benissimo con uno di 100. I talent show, proiettando nel fasullo olimpo delle major gente che fino al giorno prima strimpellava nella tranquillità della propria cameretta, stanno peggiorando la stituazione.

Meglio la qualità del suono del vinile rispetto a quella di cd, mp3 e Spotify?
Se ci sono argomenti il cui solo trattarli equivale a dare un calcio ad un vespaio, affrontare questo è come giocarci un torneo di calcetto. Il disco in vinile è un supporto analogico per suoni. Significa che la forma d’onda del segnale che ne esce è perfettamente sinusoidale e, per molti audiofili, perfettamente apprezzabile dall’orecchio umano. Il suono digitale, invece, è frutto di un campionamento del segnale e secondo altri appassionati di Hi-Fi, questo processo è talmente dettagliato che lo rende superiore a quello del suo predecessore. È una diatriba in cui probabilmente hanno ragione entrambe le fazioni. Io più che schierarmi, vorrei soffermarmi sul tipo di ascolto che ciascuno dei due richiede. Il CD lo infiliamo nel lettore, premiamo play e fine. Non ci sono lati da girare. Il tirare fuori un disco in vinile dalla sua custodia, invece, già richiede di sapere come muoversi. È buona norma dare una pulita al disco con una spazzolina specifica, prima di abbassare la puntina. Ogni lato di un disco in vinile dura non più di 25 minuti e per ascoltare l’altro, occorre girare e rifare tutto da capo. Molti giradischi seri non hanno il ritorno automatico alla fine del disco, questo significa che se non poniamo fine manualmente al vagabondaggio della puntina sulla Dead Wax (la fine dei solchi del disco), il moto circolare potrebbe continuare all’infinito. Il dettaglio più affascinante è proprio tutto questo rituale. Il vinile ha anche strani inglesismi. Si sceglie leggendo il titolo sulla spine, si osserva la copertina o picture sleeve, si apre quando è gatefold (copertina che si apre a libretto) e si tira fuori l’insert (libricino con testi o disegni) per leggerlo. Cercare il matrix (codice col quale si risale all’origine di fabbricazione) sulla dead wax per capire se è una prima stampa, dove questo disco è stato stampato e via di seguito. Ascoltare un disco significa ritagliarsi del tempo per fare ciò che si ama. Il vinile ti catapulta in un mondo surreale dove conosci bizzarri personaggi che ti spediscono il loro EP dentro un cartone per la pizza, o altri che usano un accappatoio come imballaggio. Se entri nel tunnel dei dischi in vinile, conoscerai i migliori psicanalisti che esistano al mondo, ossia i negozi di dischi. Per la musica in formato file, oltre ad una qualità inferiore, si perde ogni contatto fisico e visivo con la musica e ogni disco diventa anonimo. Per i servizi in streaming, poi, è la musica che “dobbiamo” ascoltare a scegliere noi e non viceversa.

Che tipo di progetto legato alla musica ti piacerebbe realizzare in futuro?
Di progetti per il futuro ce ne sono diversi, qualcuno più ambizioso degli altri. Per il momento non svelo nulla. Nell’attesa di alzare il tiro, continuo a cercare vinili da proporre nei djset e vi invito a seguire gli spostamenti del pulmino giallo!

Donatella Rosetti

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