Il geologo Emanuele Tondi: “Possibili nuove scosse a Nord di Amatrice”

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di Alessandra Addari

Il geologo di Unicam che già nel 2009 aveva previsto il sisma nella zona tra Amatrice e Norcia, spiega ciò che è accaduto e quanto accadrà in futuro.

Responsabile della sezione di Geologia dell’Università di Camerino ed esperto sismologo, Emanuele Tondi da anni è anche sindaco di Camporotondo di Fiastrone, comune marchigiano fra quelli colpiti dal sisma del 24 agosto. Ha effettuato e continua ad effettuare i rilievi sui luoghi interessati dal terremoto che ha pesantemente colpito i comuni di Amatrice, Arquata, Pescara del Tronto ed Accumuli causando, all’attivo, la morte di 291 persone.

Siamo nella fase di aftershocks. Si può stimare approssimativamente quanto dureranno, se andranno a scemare e se saranno di intensità minore?

In questa fase generalmente il più forte degli aftershocks è di un grado minore della magnitudo del terremoto principale e quindi in questo caso saranno dalla magnitudo 5 in giù, poi via via teoricamente saranno più piccoli, se rimane localizzata la sequenza sismica in quella faglia.

Ma non possiamo stabilire per quanto tempo ancora ci saranno?

La durata è variabile perché ci sono tantissime condizioni che possono incidere su di essa ma se mano a mano i terremoti continuano a scemare di magnitudo e di frequenza potrà durare ancora una settimana o due approssimativamente.

È plausibile che nel frattempo si riattivino altre faglie?

Si, come peraltro è successo già in altri terremoti, e nel momento in cui si attiva una faglia ed il terremoto è di magnitudo simile a quella in questione, una grande zona diventa instabile ed altre faglie vicino potrebbero riattivarsi, come è accaduto nell’ultimo sisma all’Aquila in cui si è attivata sia la faglia a sud che quella a nord, fino al lago di Campotosto, e quindi in quel caso ricomincia la sequenza con il mainshock.

Quindi un epicentro, in futuro, ad Ascoli Piceno è ipotizzabile?

Ad Ascoli grandi faglie non sono note in superficie per cui è molto probabile che non vi siano; terremoti forti non vi sono mai stati in passato per cui sismi di alta magnitudo possono essere esclusi; è vero anche che potrebbe risentire di terremoti ipoteticamente verificabili in zone vicine.

Allora quali sarebbero le zone più a rischio?

Restano, almeno a livello di vittime possibili, quelle montane. Città vicine, come quella di Ascoli, per lo più riporterebbero solo danni.

Nel 2009, dopo il terremoto dell’Aquila, lei aveva dichiarato che il successivo si sarebbe verificato nella zona tra Amatrice e Norcia. Come faceva a saperlo?

Perché le faglie hanno un certo comportamento meccanico e fisico e nel momento in cui si attivano determinano un incremento degli sforzi lungo la loro direzione; in quel caso le faglie a nord dell’Aquila erano state caricate dal terremoto stesso dell’Aquila sia da sud che da nord, dal precedente terremoto di Colfiorito, tra l’Umbria e le Marche, per cui era prevedibile che in futuro si sarebbero riattivate le faglie situate tra Amatrice e Norcia e non quelle dell’Aquila o di Colfiorito.

Dunque mi sta dicendo che, conoscendo il posizionamento delle faglie, è possibile prevedere dove avverrà il terremoto successivo?

Si, nel momento in cui si conoscono le faglie si sa anche la magnitudo massima possibile e poi, facendo un’analisi dell’evoluzione spazio – temporale dei terremoti avvenuti nel passato, è possibile prevedere dove ci sarà, con grande probabilità, il successivo.

Alla luce di quanto afferma, dove sarà il prossimo sisma?

La zona più a rischio è chiaro che non può essere l’Aquila né la zona tra Norcia ed Amatrice né Colfiorito, poiché lì si è già verificato; sarà quella più a nord, tra Colfiorito e Norcia.

Sapendo tutto questo, poteva quindi essere evitata la catastrofe?

Se pensiamo ai crolli degli edifici ed alla perdita di vite umane, quasi sempre si possono evitare catastrofi, basta fare prevenzione e costruire rispettando le norme antisismiche, cosa che evidentemente non è stata fatta. Questo lo sapevano anche la protezione civile ed il governo ed a tal scopo erano anche stati assegnati finanziamenti ma poi la macchina burocratica, l’incapacità di gestire queste situazioni ed il fatto che, quando non c’è, il terremoto non è una questione prioritaria, hanno comportato che nessuno facesse nulla.

Quindi, a suo avviso, se fossero state rispettate le norme antisismiche, gli edifici non sarebbero crollati, nonostante l’intensità e la durata del terremoto?

Per la maggior parte no. Ci sono terremoti di magnitudo 8 o 9 in cui gli edifici non crollano.

Quale pensa sarà modello di ricostruzione da seguire?

È presto per stabilirlo. Ieri siamo stati ad Accumuli ed abbiamo parlato con il sindaco di questa questione ma innanzitutto bisogna stabilire dove collocare gli sfollati, chiarire se vogliono andare in alberghi o altre strutture oppure restare in tenda; poi lì dove gli edifici sono solo danneggiati si può pensare di ristrutturarli ma dove sono crollati bisognerà valutare se smantellarli e ricostruirli in quel posto oppure in altro. È presto per ogni previsione.

AscoliLive.it