Intervista a Nelson Gentili: fiduciario di Slow Food Piceno. “Abitiamo in un territorio ricchissimo di biodiversità, che dobbiamo tutelare”

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Slow Food è un’associazione internazionale no profit impegnata a ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali. Ogni giorno Slow Food lavora in 150 Paesi per favorire la biodiversità e un’agricoltura equa e sostenibile.

Abbiamo intervistato Nelson Gentili, Fiduciario di Slow Food Piceno, che ci ha illustrato la Condotta del Piceno, le attività in corso e di cosa necessita ancora il nostro territorio.

 “L’associazione internazionale Slow Food Italia ha lo scopo di difendere la centralità del cibo: buono, pulito e giusto! Si concretizza con progetti di natura pratica che si rivolgono al territorio. Coinvolge migliaia di piccoli produttori, garantendo loro assistenza tecnica, formazione, comunicazione e promuove i loro progetti in tutto il mondo. Ogni attività ha una rilevanza a livello nazionale ed internazionale. Congiunta ad essa, opera la Fondazione Slow Food, che ha il compito di valorizzare e salvaguardare le biodiversità”.

“Nell’ambito dei progetti dell’associazione, troviamo il progetto dei presidi, volto a salvare dall’estinzione razze autoctone, prodotti che rischiano di essere trascurati oppure dimenticati. La Condotta del Piceno ha portato avanti dei progetti specifici per il recupero e la salvaguardia della Mela Rosa dei Monti Sibillini e dell’Anice verde di Castignano.  In occasione del progetto “La buona strada”, è stata creata la comunità di Favalanciata in riferimento ai produttori di fava, nella frazione nel comune di Acquasanta Terme (AP)”.

“Un altro progetto rilevante è il Mercato della Terra: Ne abbiamo costituito uno a Comunanza. Ѐ un esempio di collaborazione e connubio tra chi produce e chi vende, infatti si potrebbe coniare il termine di “cooproduttore”. E’ un luogo dove piccoli produttori e artigiani del cibo vendono ciò che producono e possono garantire e raccontare in prima persona la qualità dei loro prodotti. Dopo il sisma del 2016, abbiamo contribuito ad aiutare i produttori a non chiudere le loro attività, a non disperdere il loro lavoro, consentendo una continuità dell’attività di produzione e di collocamento del prodotto. Ancora, vengono svolte degustazioni a tema ed incontri tematici, effettuati a seconda del periodo e del tipo di prodotto che si vuole far conoscere e sviluppare”.

“Tutte queste attività si concatenano e si completano. Come Slow Food, ci occupiamo anche del progetto Arca del Gusto, il progetto degli Orti in Africa, Il progetto Orti in Condotta. Poi ci sono progetti che hanno una cadenza biennale come Il Salone del Gusto, il forum di Terra Madre correlato (un forum delle comunità del cibo internazionale che si svolge a Torino) e Slow Fish che si svolge a Genova, dedicato al pesce. Poi c’è l’Alleanza Slow Food dei cuochi, Cheese (interamente dedicato ai formaggi) che si svolge a Braa nel Cunese e Slow Wine. Molti i temi affrontati come il No agli OGM, la salvaguardia delle api e i cambiamenti climatici”.

“A causa dell’emergenza Covid, abbiamo avuto un rallentamento delle attività. Le degustazioni e gli incontri a tema sono stati sospesi in attesa di un miglioramento della situazione. Dove è possibile, invece, adottiamo la modalità online, sia per i corsi di carattere locale sia per quelli a livello nazionale. Effettuiamo, ad esempio, dei webinar sulla biodiversità, sulla fermentazione dei vegetali e molto altro”.

Quali sono i vostri progetti futuri?

“Naturalmente l’incentivazione del Mercato della Terra di Comunanza che va ampliato in quanto la sua utilità non esaurisce nel Territorio dei Sibillini. Bisogna andare oltre il territorio stesso dei comuni dove il mercato viene svolto. Cercare di renderlo itinerante per portare, ad esempio, i prodotti della montagna al mare. Questo è stato già fatto ed in quell’occasione abbiamo riscosso un grande successo e ottenuto un bel risultato. I produttori hanno avuto la possibilità di fare arrivare i loro prodotti anche in zone dove naturalmente non avrebbero avuto la possibilità di vendere”.

“Successivamente occorre sviluppare l’attività dei presidi, migliorando e aumentando il numero degli appezzamenti e delle produzioni. Nell’ambito della frutticoltura di montagna, vorremmo sviluppare il discorso della ricerca e conservazione di ancheotipi come la Gelata, la Mela la musetta, la Mela Zitella, che venivano coltivati in passato e ora sono stati abbandonati”.

Oltre ad essere il presidente di Slow Food Piceno sei un agronomo forestale. Di cosa ti occupi, quali sono le tue passioni, come nasce questa sensibilità nei confronti della terra?

“Sì, di mestiere sono agronomo forestale che svolgo come Funzionario da 30 anni presso l’Unione Montana dei Sibillini. Quella per la natura è una passione che ho avuto sin da ragazzino. Si è concretizzata con la scelta dell’indirizzo universitario Scienze Agrarie e Forestali che mi ha permesso di comprendere meglio certi meccanismi che avvengono nella natura, soprattutto per quanto riguarda le piante arboree. Successivamente, con il lavoro, ho potuto esercitare e apprendere meglio la materia anche sul campo. Lavorando per la comunità di 11 comuni del territorio montano, per il settore della forestazione orientato al settore dell’ingegneria naturalistica, mi occupo anche di progettazione e dirigo i lavori di dissesti idrogeologici.

Di cosa ha bisogno il nostro territorio?

“Un tema molto sentito nella zona montana è il recupero dei castagneti da frutto: Una problematica non solo forestale ma di tipo ambientale perché siamo di fronte a dei boschi, quindi zone tutelate dalla normativa sulla paesaggistica (decreti legge nazionali che si rifanno ad una normativa che proviene da regolamenti comunitari). Avevamo già intrapreso questo tipo di discorso. Sarebbe interessante riprenderlo con la nuova amministrazione, per avere la possibilità di fare degli innesti e avere un valore aggiunto sul territorio. Un bosco che si trasforma in castagneto”.

“Un’altra tematica è quella relativa all’attività di controllo delle specie infestanti, quindi parlo di specie arboree che si insinuano all’interno dei boschi e riscontrano dei problemi di natura ambientale e di biodiversità. Oltre al mantenimento del territorio, posso citare attività di lotta contro l’erosione dei terreni e il rischio idrogeologico. Se noi tuteliamo e manteniamo in maniera corretta il territorio eviteremo lo spopolamento e l’abbandono del produttore. Se il produttore si allontana, ovviamente anche il territorio soffre e si degrada. Dobbiamo farlo capire a chi ci amministra e ci governa, affinché mettano in campo delle misure ad hoc che permettano la vita in questi territori”.

“Inoltre, in questi mesi abbiamo assistito ad una forma di turismo ecosostenibile che si è concretizzata con un afflusso enorme di turisti, in tutti i nostri comuni e zone montane. Occorre regolamentare questa attività per rafforzare i servizi da erogare. Abitiamo in un territorio ricchissimo di biodiversità, vario, che appaga gli occhi e la mente. La presenza umana è fondamentale e noi dobbiamo sostenere e valorizzare le iniziative dell’uomo nel nostro territorio”.

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