Kiro: cachemire a Comunanza

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Kiro come il chirocefalo del Marchesoni, il crostaceo endemico del lago di Pilato: «ci siamo ispirati a lui perché volevamo un marchio legato al territorio: viviamo da sempre in questa regione che secondo noi non è penalizzata ma, anzi, ha un valore aggiunto. Inoltre il chirocefalo è piccolissimo, proprio come la nostra azienda, e nuota a pancia in su e, in modo simile, anche noi abbiamo una visione delle cose diversa dalla norma: fondare un marchio a Comunanza non è da tutti». E poi Kiro è un richiamo anche al sostantivo greco keir, ossia “mano”: la mano dell’artigiano che lavora. In questo nome è racchiusa la filosofia di un’azienda che si propone di produrre maglioni e accessori in cachemire ad un prezzo che li renda accessibili anche all’italiano medio. Come? Grazie alla filiera corta – dal laboratorio al consumatore – e all’idea definita “second life program”: quando il maglione inizia a mostrare i primi segni di usura (in genere sul collo, sui polsini e sui gomiti) al cliente viene data la possibilità di chiedere al venditore di “rigenerare” il capo applicando toppe e sostituendo collo e polsini. A questo, poi, si aggiunge la possibilità di una terza vita per il maglione: quando è ormai logoro, Kiro propone di utilizzarlo per farne un cuscino per gatti o cani.

Un’altra peculiarità di Kiro è quella di produrre e campionare continuamente invece di rinnovare completamente la collezione due volte l’anno: in questo modo rimane fuori dal giro delle fiere e delle presentazioni stagionali ma riesce ad abbattere ulteriormente i costi.

Kiro nasce dalla precedente esperienza del maglificio “Santa Lucia”, cosa che permette all’azienda di avere già una solida esperienza nella lavorazione del cachemire; la novità, rispetto al “Santa Lucia” è la consapevolezza dell’importanza del marchio e della filosofia dietro di esso. È questa consapevolezza che ha portato i titolari, Domenico Sacconi e sua moglie Patrizia Guerrieri, ad affiancarsi a soci con competenze diverse, fra cui Pietro Pataccoli, attualmente responsabile del marketing dell’impresa. «Ci siamo accorti di essere impreparati ad affrontare il mercato. Così nel 2010 abbiamo stretto un accordo con Nero Giardini e la “Santa Lucia” ha continuato la strada del conto terzi; poi, nel 2016, ho avvicinato amici che non avevano nulla a che fare con il mondo della moda: specializzati, ad esempio, nel marketing o nella grafica. Pensiamo che, attraverso questa contaminazione di competenze, si possa tornare al cachemire e lo si possa fare in modo vincente».

Domenico Sacconi
Pietro Pataccoli
Domenico Sacconi
Pietro Pataccoli e Domenico Sacconi

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