L’autore della canzone Soldi Dario Faini: “Non abbiamo mai pensato di poter vincere Sanremo”

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Producer, autore e direttore d’orchestra di “Soldi”, il brano di Mahmood vincitore del Festival di Sanremo 2019, l’ascolano Dario Faini mette a segno un nuovo colpo, dopo i tanti successi scritti per Fedez, Marco Mengoni, Emma Marrone, Luca Carboni, Thegiornalisti e molti altri. Nel frattempo prosegue a gonfie vele il progetto Dardust, da lui ideato.
Produttore, autore e direttore d’orchestra di “Soldi”. Possiamo dire che il Festival di Sanremo l’hai vinto tu. Da quale punto di vista ti senti più soddisfatto?
Mi sento soddisfatto principalmente per aver portato l’identità di Dardust nel pop, anima dei brani di Mahmood, e nella canzone italiana, creando un brano contemporaneo e moderno, un po’ fuori dagli schemi, facendolo arrivare a tanta gente e portandolo a vincere Sanremo. Una grande vittoria da ogni punto di vista.
Sul palco dell’Ariston si sono esibiti anche gli Ex-Otago e, fuori concorso, i La Rua che parteciperanno al Sanremo Giovani World Tour
Gli Ex-Otago sono degli amici; con Maurizio abbiamo scritto anche per altri, fra cui Marco Mengoni; mi hanno chiesto di dirigere l’orchestra e l’ho fatto volentieri; è stato bello fare le orchestrazioni del brano e supportarli a Sanremo. Grande soddisfazione anche per i La Rua.
Hai notato, per la prima volta, Mahmood ad X-Factor. Cosa è successo da allora?
Ho pensato dall’inizio che fosse un talento e che avrebbe fatto strada ma fu subito eliminato dal contest. Ho provato, in seguito, a contattarlo su Facebook senza, però, ricevere risposta; l’ho poi visto a Sanremo, ritenendolo ancora molto bravo (anche se, probabilmente, con un brano non giusto per lui) e solo successivamente, dopo il suo ingresso, come autore, nel team Universal, mi ha chiesto di collaborare con lui.
Avete scritto il brano “Soldi” con l’intenzione di portarlo a Sanremo?
No, è stata un’idea di Universal e, comunque, non abbiamo pensato neanche per un secondo di poter vincere il Festival: puntavamo a far bella figura e diffondere un brano che reputavamo potente e particolare ma certamente non sanremese. Non credevo potesse diventare popolare. Questa è stata, per me, una grande soddisfazione perché significa che la musica sta cambiando ed un brano così coraggioso può diventare una hit.
E delle polemiche sulla vittoria di Sanremo cosa pensi?
Mi divertono tutte le critiche sul brano perché è plausibile che possa non piacere o non essere capito ma mi diverto molto meno quando leggo commenti razzisti ed omofobi su Alessandro; faccio finta di non averli letti perché mi mettono addosso tanta tristezza.
Perché, secondo te, “Soldi” si è aggiudicato il primo posto? Per la musica, per il testo o per il messaggio che voleva lanciare?
Ha vinto per tutto: perché Alessandro è un nuovo personaggio dalla vocalità estremamente moderna e rappresenta la contemporaneità anche a livello sociale, perché è un brano musicalmente coraggioso – il più coraggioso del Festival – perché è composto da tre parti molto differenti che trovano un equilibrio in maniera originale, ed anche per l’utilizzo del clap, diventato quasi un tormentone, su un testo tanto importante.
A proposito del clap, perché questa scelta? Voleva essere un modo per coinvolgere il pubblico?
Ho sempre amato rendere partecipe il pubblico, anche attraverso l’uso di tamburi nel progetto Dardust, in modo da farlo sentire più vicino. A dire il vero, però, quando abbiamo scritto “Soldi”, gli applausi, poi diventati la chicca di questo brano, non erano previsti. Sono nati in maniera davvero spontanea, senza calcolo.
E la scelta di inserire un verso in arabo?
Quello è solo un ricordo d’infanzia di Alessandro.
Il genere musicale di riferimento in questo caso è il pop o la trap?
“Soldi” appartiene ad un genere musicale incasellabile: c’è un po’ di neoclassica, un po’ di trap, un po’ di cantautorato indie, un po’ di tutto, è una nuova forma di canzone o almeno me lo auguro.
Trap, clap, multiculturalismo…Sicuro che non c’era niente di studiato per assicurarsi il successo del brano?
Assolutamente no. L’operazione “Soldi” non era stata pensata per far diventare il brano una hit. Anzi ho partecipato diverse volte a Sanremo con dei pezzi, come “Ti porto a cena con me” di Giusy Ferreri o “La tua bellezza” di Francesco Renga, tali da darmi la consapevolezza di poter vincere ma quest’anno vi ho partecipato davvero in completo relax, con l’unico scopo che si parlasse di questo brano nell’ambiente musicale.
Hai menzionato più volte il progetto Dardust. Come procede l’ultimo disco della trilogia?
E’ praticamente finito e credo sia il più bello dei tre. Verrà lanciato a livello internazionale: partiremo quest’estate dall’Italia per poi iniziare l’effettivo tour ad ottobre. Realizzato tra Edimburgo e Londra, credo sia anche questo un disco coraggioso, di rottura, che unisce alla musica neoclassica la trap e l’elettronica.

Alessandra Addari