Montedinove: la sfida del Museo delle tombe picene

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Progettare, realizzare e valorizzare un museo in un paese di poco più di 500 abitanti: una sfida per pochi, soprattutto in un momento in cui gli investimenti in ambito culturale scarseggiano. È però quello che il comune di Montedinove è riuscito a fare con il Museo delle tombe picene, grazie ad un percorso iniziato nel 2012 e non ancora conclusosi. Sfruttando fondi europei, partecipando a bandi demaniali e accettando progetti di Servizio Civile, l’amministrazione comunale sta portando avanti un’iniziativa che dimostra come sia possibile creare cultura anche in centri minori.

Il Museo delle tombe picene ospita reperti provenienti da alcune delle 20 tombe della necropoli picena rinvenuta nel territorio del comune di Montedinove fra il 1986 e il 1994. Al termine dell’ultima campagna di scavo i reperti furono trasferiti ad Ancona e ad Ascoli, e proprio al Museo archeologico statale di Piazza Arringo sono tuttora esposti i corredi provenienti dalle più ricche tombe montedinovesi. Ma l’amministrazione del paese, guidata dal sindaco Antonio Del Duca e dal vicesindaco Eraldo Vagnetti, ha voluto fortemente il ritorno di almeno una parte dei beni archeologici nel territorio da cui provenivano. È nata così l’idea di un museo che potesse ospitare i reperti della necropoli di Montedinove. Ma come è possibile, per un comune così piccolo, farsi carico di una simile impresa?

 

Il primo ostacolo, ovviamente, è quello di reperire i fondi. L’amministrazione comunale è riuscita a superarlo partecipando a bandi europei e assolvendo contemporaneamente ad un altro compito: la ricerca di un immobile adatto ad ospitare l’esposizione.

Ricorda il sindaco Del Duca: “Avevamo individuato l’ex chiesa delle Clarisse, situata vicino alla piazza del paese, come il luogo più adatto allo scopo. Lo stabile era, ai tempi, di proprietà dello Stato che, tramite il Demanio, ci offrì un contratto d’affitto della durata di sei anni. Ciò, però, comportò l’esclusione da un primo bando europeo con cui speravamo di finanziare il progetto del museo: il bando, infatti, prevedeva che fossimo in possesso di un contratto di affitto della durata di almeno 10 anni. Riuscimmo, in seguito, ad ottenere un contratto d’affitto di sei anni rinnovabile per altri sei e, in questo modo, ad aggiudicarci la somma di 130 000€ da destinare al futuro Museo delle tombe picene”. Con questa somma il comune di Montedinove è riuscita, fra le altre cose, a realizzare un allestimento del tutto peculiare che espone i corredi di due tombe picene nella stessa disposizione osservata dagli archeologi al momento dello scavo.

Esterno dell’ex chiesa delle Clarisse

Un’altra tappa fondamentale è stata quella del 19 dicembre 2014: in questa data, infatti, il comune ha ottenuto la cessione da parte del Demanio dell’ex chiesa delle Clarisse dopo aver dimostrato di aver investito in un valido progetto di riqualificazione, approvato anche dalla Soprintendenza ai Beni Culturali, restaurando l’interno dell’immobile.

L’inaugurazione del Museo delle tombe picene è avvenuta il 15 ottobre 2015 ma, una volta aperto il museo, si è posta la questione di come offrire un servizio continuativo ai turisti. La presenza di personale stipendiato in grado non solo di tenere aperta la struttura ma anche di offrire visite guidate, infatti, è un onere gravoso per una realtà piccola come quella di Montedinove. Ma, nuovamente, l’amministrazione comunale ha saputo trovare e sfruttare ottime opportunità. Così, da ottobre 2017, il museo è aperto cinque giorni su sette grazie al progetto di Servizio Civile “Musei dei borghi piceni” promosso dal Bim Tronto. Progetto che, ad ottobre di quest’anno, sarà rinnovato con l’arrivo di due nuovi volontari, consentendo così di continuare ad offrire un servizio efficiente a tutti i turisti che si troveranno a visitare il borgo di Montedinove.

Una realtà sconosciuta ai più anche a livello locale ma che racconta la storia di un paese che vuole investire in cultura e valorizzarsi: si tratta di Montedinove e del suo Museo delle tombe picene.