Fly Generation: Perdersi per ritrovarsi, la storia di Giorgia


23 febbraio 2016 - 18:25

di Virginia Bamonti

Cari amici lettori,

so che vi sareste aspettati qualche notizia sulla nostra Flycommunications, ma oggi, in questo spazio, mi piacerebbe fare una riflessione che ci coinvolga un po’ tutti. Il teatro è luogo di educazione, non quella necessariamente dogmatica e rigorosa, ma una paidèia fruibile a tutti, a chi produce e a chi ascolta, una propedeutica alla vita attraverso lo scandaglio di altre vite, di altri occhi, di altre voci.

Ci si può perdere è vero, ma alla fine smarrirsi nell’arte, nel piacere, nel frastagliato orizzonte della nostra bellezza aiuta a ritrovarsi, a mutare, a seguirsi di nuovo.

Giorgia Benusiglio sa cosa significa perdersi, ma non nell’arte. Non c’era nessun pubblico a seguire la sua trasformazione, nessuna mano ad applaudire. Quando ci si perde c’è silenzio, c’è notte, si è soli. Forse Giorgia è rimasta sola quel giorno e la solitudine si sa, ti si attacca addosso come resina, come un veleno. Un veleno per topi. Lo stesso veleno con cui era stata tagliata la sua mezza pasticca di ecstasy.

Ci si perde da giovani, non perché l’età porta consiglio ma semplicemente perché non c’è entusiasmo di esplorare , di sperimentare, di correre il rischio quando si è adulti. Si teme da grandi. I giovani non hanno paura. A diciassette anni non si ha paura. Di rispondere male, di cadere dal motorino, di una sigaretta, di morire, no non si ha paura. Nemmeno di un’epatite fulminante, proprio ciò che Giorgia non avrebbe mai pensato di dover affrontare. Forse lì ebbe paura della morte. Ecco la pecca dei giovani, non temono nulla ma non si accorgono dello strapiombo nascosto dietro un gioco, si rendono conto che si è spacciati solo quando oramai sembra troppo tardi per rialzarsi. Giovani come Alessandra, una ragazza vittima di incidente stradale che non ce l’ha fatta a tirarsi indietro prima dello schianto della sua auto e del suo terrore. E’ grazie a lei e ai suoi genitori che Giorgia è riuscita a premere il freno che Alessandra non ha potuto schiacciare. Un trapianto di fegato che le ha permesso di esistere di nuovo. Una vita donata per una seconda volta.

Le storie di perdita sono sempre storie di dono con riserva. Non è un dono incondizionato. Costa fatica, lacrime, speranze. Costa dolore per diventare assoluto, felice. Anche di questo sono capaci i giovani, di infiammarsi e cadere, di trasformare tragedie in vento per l’anima. Quel vento di speranza che Giorgia oggi è ben decisa a portare nelle coscienze dei ragazzi, negli atrii delle scuole, tra le colonne delle piazze perché non c’è nulla di più potente del grido accorato di chi ha tastato con mano cosa possa essere il baratro ed è riuscito a superarlo, per insegnare ad avere paura, a svelare i dirupi, a renderci attenti.

Giorgia vuole proteggerci attraverso il suo esempio, la sua storia in grammi spinosi e bussa alle nostre coscienze di uomini e donne, questa volta non solo di ragazzi. Genitori, educatori, parroci, amici, politici e chiunque prenda a cuore il nostro essere Umani si deve sentire responsabile delle cose che avvengono ai giovani, figli nostri o figli di altri. A volte anche i grandi possono sbagliare, possono non essere presenti, offrire stimoli che i ragazzi non riescono a recepire, proporre modelli di scarso interesse intellettivo ed emotivo. Per questo tutti costoro dovrebbero chiedere scusa ai giovani e questi ultimi, a loro volta, riuscire a dare valore alle cose, alla vita che non va sprecata, nemmeno per gioco. Ecco allora che mi sento di sottolineare l’importanza degli ambienti di crescita come scuola, teatro, attività sportive, culle sociali in cui i ragazzi possano esprimersi, trovare una loro identità senza scorciatoie ma passando attraverso ogni ostacolo che la vita fa attraversare. Che i ragazzi possano innamorarsi, perché si sa, l’amore è il rimedio di ogni buio, di ogni fragilità e poco importa se ci si innamora di un uomo, di una donna, di un libro, di un verso, di un quando, di una canzone…l’importante è farlo. E’ essenziale provare curiosità, ma è ancora più appagante e indispensabile indirizzarla verso sorgenti di edificazione morale piuttosto che di distruzione ontologica.

Pertanto vi invitiamo a partecipare a questo incontro organizzato da Alessandro Bono insieme ad altri ragazzi e altre famiglie, in cui Giorgia Benusiglio interverrà per raccontare la sua storia di dolore e rinascita in modo che il dialogo tra ragazzi, adulti, istituzioni diventi la modalità migliore per trattare temi così importanti.

L’appuntamento è il 25 febbraio alle ore 18.00, presso la Sala dei Savi – Palazzo dei Capitani (Ascoli Piceno).

Il 26 febbraio invece – grazie alla disponibilità e sensibilità del dirigente scolastico dott.ssa Silvia Giorgi – si terrà un incontro con i ragazzi delle terze medie dell'ISC Borgo Solestà-Cantalamessa di Ascoli Piceno.