Ascoli Picchio, “il punto” di Andrea Ferretti: Un sorriso… e ci siamo

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Un sorriso… e ci siamo                                                                                

Quello che il calcio dà, il calcio toglie. Anche lo sport più seguito del mondo non fa eccezione, comprese le gesta dell’Ascoli Picchio che a Savona s’è ripreso quello che la dea bendata gli aveva tolto nell’1-1 interno col San Marino. Petrone è tornato a sorridere (si fa per dire perché, sarà l’atteggiamento, sembra perennemente arrabbiato) e fa bene perché dalle ultime due partite un dato si evince inequivocabilmente: l’Ascoli ha carattere da vendere! Non è una frase di circostanza, e non servono numeri e statistiche su possesso palla e conclusioni. Basta vedere i minuti dei gol che in una manciata di giorni hanno prodotto 4 punti.

L’extra time, che una volta si chiamava “zona Cesarini” (guai a dirlo a un ventenne), racconta infatti della zampata di Carpani col Prato e del diagonale di Perez a Savona, sul quale in un colpo forse si sono giocati il posto allenatore e portiere dei liguri. L’Ascoli è una squadra ben costruita, forte (anche fisicamente), in grado di tornare subito in B. Lo sa il presidente Bellini, lo sanno il d.g. Lovato e i tifosi. E, zitto zitto, lo sa pure Petrone. Che però lo ammetterà, forse, solo il giorno di una eventuale festa-promozione. Il suo ruolo gli impone di fare il pompiere, e fa bene pure ad arrabbiarsi. Se poi troverà qualche sorriso in più, può allora veramente essere l’allenatore perfetto, quello che in tanti sono pronti ad accostare a Pillon che dopo sette anni riportò i “diabolici” in B.

A Savona ha segnato Perez, subentrato dalla panchina. Per un allenatore una scelta (anche fortunata) del genere è il massimo. Perez o Altinier, Addae o Carpani, la musica non cambia. Da due turni, poi, è decisivo l’innesto-scoperta di Cristiano Rossi sull’out mancino, così come il ritorno di Avogadri a destra (sua l’imbucata per Perez allo scadere). Pensierino finale. In settimana tutti s’aspettavano Carpani dal primo minuto, ma un piccolo infortunio alla vigilia lo ha tenuto fuori. Nei confronti del centrocampista ci sono pressioni dell’ambiente, è vero. Ma Petrone stia tranquillo: accade questo non perché Carpani sia l’unico ascolano del gruppo, ma perché è bravo. E l’allenatore lo sa.

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