Il regista Veronesi si esibisce nella grotta del maestro Colella e ammicca alla stand up comedy

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GROTTAMMARE (AP) – Piccolo grande successo per la serata “A Cena con Veronesi” a La Cave Fleurie nel Vecchio Incasato di Grottammare. Dopo una cena di qualità, il regista toscano Giovanni Veronesi si è esibito nel suo spettacolo nella grotta-studio artistico estivo del maestro Francesco Colella, che l’ha omaggiato subito di un suo quadro.


Lo spettacolo di Veronesi è stato un susseguirsi di aneddoti sulla sua vita personale e da regista, e sui personaggi famosi che ha incontrato intervallata dai monologhi esistenziali ed ironici che crea ogni giorno per il suo programma “Non è un paese per giovani” su Radio 2. Ha scoperto la forma del monologo proprio grazie a questa trasmissione in cui si diverte “a dire di tutto”. Per la prima volta si è trovato a dire la verità su ogni cosa che gli accadeva, al contrario dei film che sono pura finzione narrativa. “Le cose che ho detto nella mia vita sono tutte c****te, invece alla radio dico cose vere”.

Vivissima l’attenzione del pubblico nei racconti su capricci e tic di personaggi celebri. “Quando ho chiamato David Bowie per fare un western (Il Mio West,1998,ndr), lui ha accettato solo perché moriva e io questa cosa non la sapevo”. A quanto pare, infatti, il cantante muore o scompare (Labyrinth, 1986) in tutti i film che ha girato. Bowie appena arrivato sul set pretese la scomparsa di cani che abbaiavano nel raggio di 3 km da dove dormiva. E si rifiutò categoricamente di firmare i suoi cd. “Per stare accanto a certe personalità devi essere fuori di testa come loro”. Robert De Niro (Manuale d’Amore, 2005) beveva quattro vodka martini a sera e campeggiava nella casa del regista a Roma, dato che si era convinto fosse un posto tipicamente italiano. Veronesi narra di quando da giovane ha avuto a che fare con personalità come Massimo Troisi, centrato in pieno da una secchiata d’acqua di una signora di un palazzo che evidentemente non gradiva la sua struggente canzone napoletana cantata in strada. “Mi chiese un giorno se sarebbe stato bene con la parrucca, io gli chiesi il motivo e lui mi rispose che voleva fare Filumena Marturano perché era napoletano. Un genio”.

Il live è stato intervallato dall’attore romano Ernesto Fioretti, dalla voce molto simile a quella di Alberto Sordi, sul quale il regista ha fatto un film “L’ultima ruota del carro” (2013). Le barzellette di Fioretti sono figlie di una comicità da “avanspettacolo” che hanno piegato in due dal ridere i presenti ed è impossibile spiegare su carta scritta per la perdita immediata di significato e ,soprattutto, di risata.

Nel suo show il regista ha ricordato anche Francesco Nuti, un grande amico ora gravemente malato, che va a trovare spesso e si rammarica del fatto che nessuno gli faccia visita “perché l’ambiente del cinema è una m***a”. Ha letto un monologo dedicato ai suoi ricordi con lui, “aveva sempre un suo fascino, una sorta di malinconia a spalla e un sorriso in tasca”. L’unica cosa che rimpiange del suo passato è non poter più condividere emozioni con il suo compagno di avventure.

Donatella Rosetti

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