Sabato il regista Giovanni Veronesi viene a cena al Vecchio Incasato di Grottammare | Intervista

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GROTTAMMARE (AP) – Sabato 13 gennaio alle 20 Giovanni Veronesi cena con gli avventori de La Cave Fleurie, caffè vineria che si affaccia sulla suggestiva piazza Peretti del Vecchio Incasato di Grottammare. Porterà i suoi monologhi esistenziali ed ironici che caratterizzano la sua trasmissione su Radio 2Non è un paese per giovani”, in onda ogni giorno alle 12, che si occupa di ragazzi italiani espatriati in cerca di un futuro migliore. Nei monologhi viene affrontato ogni tipo di argomento, dai problemi del nostro Paese alla vita personale di Veronesi. Il regista è accompagnato dall’attore e amico, Ernesto Fioretti, che interagirà con lui raccontando storielle divertenti nel corso della serata. Sarà una bella ed interessante chiacchierata in una cena informale.

Giovanni Veronesi è famoso per aver scritto le sceneggiature di Leonardo Pieraccioni e Massimo Ceccherini, Francesco Nuti ed ha raggiunto il successo con i film Che ne sarà di noi, Manuale d’Amore (1, 2 e 3), Italians, Genitori e Figli – Agitare bene prima dell’uso. L’ultimo girato è stato ispirato dal suo programma e ha l’omonimo titolo Non è un paese per giovani (2017).

Questo è il secondo appuntamento di una serie di eventi che avranno luogo nei prossimi mesi a La Cave Fleurie.

Per informazioni e prenotazioni è possibile chiamare il numero 329 1769128.

Quali sono le difficoltà nello scrivere monologhi come i suoi?

Ogni mattina mi alzo e li scrivo di getto sul cellulare, ormai è un’abitudine dato che il programma esiste da quattro anni. Per fortuna i monologhi sono brevi, altrimenti con un romanzo sarebbe stato diverso. Durano al massimo tre minuti e mezzo o quattro e finora ne ho realizzati più di seicento. È una sorta di allenamento per la mente e per il fisico, dato che sono in diretta e non posso sbagliare. Mi piace sfidare me stesso creando monologhi con un certo appeal per gli ascoltatori.

Il tema della sua trasmissione è la gioventù italiana espatriata. Ha notato negli ultimi anni un’inversione di tendenza nei giovani che si trasferiscono all’estero per lavoro oppure il fenomeno rimane stabile?

Se ne vanno ancora molti di più di quelli che tornano, però la vita all’estero non è così semplice come si pensa, quindi diversi alla fine ritornano a casa. Alcuni con la consapevolezza che è meglio trovare lavoro nel proprio Paese. Finché si tratta di fare delle esperienze per un anno o due, ci riescono tutti, con mestieri comuni come il cameriere, dopo però scatta l’ambizione di riuscire a realizzare un po’ i propri sogni.

Nella sua epoca invece c’era un tipo d’immigrazione dal Sud al Nord Italia?

No, negli anni Ottanta la gente se ne andava per ideologia o politica. Non era una motivazione economica. Nella nostra epoca ancora c’era il lavoro, anche se alla fine del decennio abbiamo scoperto che era tutta una bolla speculativa, che è scoppiata nel 1992 con Tangentopoli.

Le storie più incredibili che ha sentito raccontare dai ragazzi espatriati.

Un ragazzo di Pescara è andato in Australia e in un ristorante l’hanno messo subito a fare il sommelier solo per la sua italianità. La cosa pazzesca è che lui è astemio. Quindi per due anni si è inventato aromi e profumi non capendone assolutamente niente di enologia e ha guadagnato estremamente bene. Una ragazza era in vacanza col fidanzato a Maiorca, dopo aver litigato con lui, si è mangiata un gelato e si è accorta che era proprio schifoso. Quando è tornata si è mollata col ragazzo ma ha frequentato un corso di gelateria artigianale. È tornata a Maiorca con una sua amica ed ha aperto un baracchino di gelati. Li fa talmente bene che adesso ha aperto la gelateria più grande dell’isola. Ha perso l’amore però ha trovato il denaro.

Che cosa ha imparato col tempo dalla sua trasmissione?

In primis che la radio è un mezzo di comunicazione super efficace e bello perché libero. Non ha censure e vincoli di nessun tipo, è un’oasi di libertà. Secondo, i giovani hanno una confusione clamorosa dentro e come accade sempre in questo Paese quando si deve capire ciò che si è, si preferisce andarsene piuttosto che rimanere.

Andarsene è come rassegnarsi?

Sì, significa subire una sconfitta subito. Realizzare i sogni a casa propria forse è l’ambizione maggiore che una persona può avere. Invece più di 100 milioni di giovani all’anno se ne vanno dall’Italia.

Come potrebbe fare l’Italia per trattenerli nel suo recinto?

Dovrebbe iniziare ad insegnare dall’età di 13 o 14 anni che essere italiani è un privilegio e non una vergogna. Molti ragazzi quando partono pensano di andarsene da un Paese di “sfigati”. Invece una volta all’estero si accorgono che un ignorante italiano è sempre Umberto Eco in confronto ad un ignorante inglese, australiano o americano. Noi ci portiamo dentro Venezia senza averla mai vista o Dante senza averlo mai letto. Abbiamo un background culturale che viene riconosciuto in tutto il mondo. Il nostro pedigree è notevole, per questo siamo considerati un popolo speciale.

Le sta piacendo più stare in radio o girare film?

Sono due mezzi che vanno di pari passo ora nella mia vita. Il cinema mi dà soddisfazione perché riesco a mettere in atto i miei sogni, non si può essere visionari alla radio. Tuttavia la sincerità che mi impone la radio ogni giorno, è un meraviglioso esercizio per la mia vita.

È impegnato in qualche progetto cinematografico?

Farò un film a maggio.

Foto: Italiansinfuga.com

Donatella Rosetti