Saverio La Ruina parla di Italianesi in Albania al Teatro dei Filarmonici

0
529
foto: I Love Brindisi

ASCOLI – Sabato 22 dicembre il pluripremiato Italianesi di e con Saverio La Ruina – Premio UBU 2012 “Migliore attore”, nomination Premio UBU 2012 “Migliore testo italiano”, Premio Lo straniero 2015, Premio Enriquez 2012 per la drammaturgia, Premio Antonio Landieri 2012 “Migliore attore”, Menzione speciale al Premio Internazionale Teresa Pomodoro 2012 – conclude al Teatro dei Filarmonici di Ascoli Piceno il trittico di appuntamenti di dicembre del “Prologo” promosso dal Comune di Ascoli Piceno con l’AMAT.
“Grande, grandissimo Saverio La Ruina, un condensato di bravura e di alto senso poetico, capace di condurre passo passo lo spettatore – per accenni, per piccoli gesti – dentro l’anima di un personaggio, come forse solo Eduardo e pochi altri hanno saputo fare. Eccezionale”, così scrive Renato Palazzi ne “Il Sole 24 ore” a proposito de “l’ultimo struggente spettacolo di uno straordinario Saverio La Ruina” come annota Magda Poli nelle pagine del “Corriere della Sera”.
Italianesi è uno spettacolo poetico, ispirato a storie vere, struggente e commovente, una partitura millimetrica, un incantevole e malinconico “lieder” di emozioni e sfumature che non ci lascia indifferenti.
Esiste una tragedia inaudita – si legge nelle note allo spettacolo -, rimossa dai libri di storia, consumata fino a qualche giorno fa a pochi chilometri dalle nostre case. Alla fine della seconda guerra mondiale, migliaia di soldati e civili italiani rimangono intrappolati in Albania con l’avvento del regime dittatoriale, costretti a vivere in un clima di terrore e oggetto di periodiche e violente persecuzioni. Con l’accusa di attività sovversiva ai danni del regime la maggior parte viene condannata e poi rimpatriata in Italia. Donne e bambini vengono trattenuti e internati in campi di prigionia per la sola colpa di essere mogli e figli di italiani. Vivono in alloggi circondati da filo spinato, controllati dalla polizia segreta del regime, sottoposti a interrogatori, appelli quotidiani, lavori forzati e torture. In quei campi di prigionia rimangono quarant’anni, dimenticati. Come il “nostro” che vi nasce nel 1951 e vive quarant’anni nel mito del padre e dell’Italia che raggiunge nel 1991 a seguito della caduta del regime. Riconosciuti come profughi dallo Stato italiano, arrivano nel Belpaese in 365, convinti di essere accolti come eroi, ma paradossalmente condannati ad essere italiani in Albania e albanesi in Italia.
Le musiche originali dello spettacolo – prodotto da Scena Verticale – sono di Roberto Cherillo, il contributo alla drammaturgia di Monica De Simone, il disegno luci di Dario De Luca.
Per informazioni: biglietteria del teatro 0736 298770, biglietteria del Teatro dei Filarmonici 334 6634432.
Inizio spettacolo ore 21.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.