sabato, Ottobre 17, 2026
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Bill Gates scuote il dibattito sull’AI: «Può provocare eventi con un miliardo di morti», l’allarme che riapre la questione delle regole

L’intelligenza artificiale può trasformarsi da strumento capace di accelerare la ricerca scientifica e aumentare la produttività a tecnologia con conseguenze potenzialmente catastrofiche? Bill Gates ha rilanciato con forza questa domanda, sostenendo che i sistemi più avanzati potrebbero diventare abbastanza potenti da contribuire a eventi in grado di provocare fino a un miliardo di vittime se utilizzati da persone con intenzioni ostili.

Il numero evocato dal cofondatore di Microsoft non rappresenta una previsione statistica secondo cui un simile evento sia destinato a verificarsi. È piuttosto uno scenario estremo utilizzato per sottolineare la dimensione dei rischi potenziali legati a tecnologie che stanno acquisendo capacità sempre maggiori. Gates concentra l’attenzione soprattutto sulla combinazione fra strumenti molto potenti e soggetti intenzionati a utilizzarli per provocare danni.

Il suo intervento tocca uno dei punti centrali del confronto globale sull’AI: chi deve stabilire i limiti? Secondo Gates, affidarsi esclusivamente all’autoregolamentazione delle aziende che sviluppano i sistemi più avanzati non sarebbe sufficiente. Da qui la richiesta di norme pubbliche e di un ruolo più deciso dei governi, con gli Stati Uniti chiamati, nella sua visione, ad assumere un ruolo di guida.

Il problema nasce dalla straordinaria velocità con cui stanno migliorando questi strumenti. L’International AI Safety Report 2026, elaborato con il contributo di oltre 100 esperti indipendenti e rappresentanti indicati da più di 30 Paesi e organizzazioni internazionali, distingue tre grandi categorie di rischio: uso doloso, malfunzionamenti e rischi sistemici. Lo stesso rapporto sottolinea che alcuni danni sono già osservabili, mentre gli scenari più gravi restano caratterizzati da un elevato livello di incertezza.

Non si tratta quindi di sostenere che l’AI porterà inevitabilmente a conseguenze catastrofiche. Il punto sollevato da Gates è diverso: una tecnologia capace di operare su scala globale richiede sistemi di sicurezza e regole proporzionati alla sua potenza.

Perché Bill Gates considera l’intelligenza artificiale un rischio da regolamentare?

Per Gates, il problema principale riguarda l’uso che esseri umani malintenzionati potrebbero fare di strumenti sempre più sofisticati. La sua preoccupazione comprende ambiti come cybersecurity, manipolazione delle informazioni e possibili applicazioni pericolose nelle discipline biologiche o chimiche.

Anche l’International AI Safety Report identifica il cosiddetto “dual use” come uno dei nodi più complessi: una capacità sviluppata per scopi utili può essere utilizzata anche per finalità dannose. Un modello capace di aiutare un ricercatore, programmare software o analizzare grandi quantità di dati può teoricamente fornire assistenza anche a soggetti intenzionati a sfruttare quelle stesse competenze in modo illecito.

Questo rende difficile individuare una soluzione basata semplicemente sul divieto di determinate capacità.

L’AI sta migliorando più velocemente dei sistemi di sicurezza?

I dati mostrano una crescita molto rapida delle prestazioni. Secondo l’AI Index 2026 dello Stanford Institute for Human-Centered Artificial Intelligence, oltre il 90% dei modelli di frontiera più rilevanti sviluppati nel 2025 è stato prodotto dall’industria. Su SWE-bench Verified, benchmark dedicato alla programmazione, le prestazioni dei sistemi più avanzati sono passate in un anno da circa il 60% a quasi il 100%.

La sicurezza, però, non procede necessariamente alla stessa velocità. Lo stesso rapporto rileva 362 incidenti documentati legati all’intelligenza artificiale nel 2025, contro 233 nel 2024, un aumento di circa il 55%. Stanford evidenzia inoltre che la pubblicazione di risultati relativi ai benchmark di sicurezza, trasparenza e affidabilità rimane meno sistematica rispetto alla comunicazione delle prestazioni tecniche.

È proprio questa distanza tra capacità e controllo a rendere centrale il tema della governance.

Perché l’autoregolamentazione delle aziende potrebbe non bastare?

Secondo Gates, lasciare esclusivamente alle imprese il compito di decidere quando rallentare o limitare lo sviluppo dell’AI crea un problema di incentivi. Un’azienda che introduce volontariamente restrizioni particolarmente severe potrebbe infatti trovarsi in svantaggio rispetto a concorrenti meno prudenti.

La competizione riguarda oggi aziende e interi Stati. Nel 2025 gli investimenti privati statunitensi nell’intelligenza artificiale hanno raggiunto 285,9 miliardi di dollari, secondo Stanford, mentre il mercato globale continua a richiamare capitali enormi.

Per questo la regolamentazione viene sempre più considerata un problema sovranazionale: modelli sviluppati in un Paese possono essere utilizzati in pochi secondi da utenti che si trovano dall’altra parte del pianeta.

Quali regole esistono già per l’intelligenza artificiale?

L’Europa ha già avviato un sistema normativo strutturato attraverso l’AI Act. Per i modelli di intelligenza artificiale general purpose sono previste documentazione tecnica, maggiore trasparenza sui contenuti utilizzati per l’addestramento e regole sul copyright. I modelli associati a rischi sistemici devono inoltre rispettare obblighi aggiuntivi relativi alla valutazione dei rischi, alla cybersecurity e alla segnalazione degli incidenti.

Dal 2 agosto 2026 sono inoltre entrate nella fase applicativa nuove disposizioni europee sulla trasparenza: determinati sistemi devono rendere chiaro quando una persona sta interagendo con un’AI e i deepfake devono essere identificabili come contenuti generati o modificati artificialmente.

L’allarme significa che bisogna fermare lo sviluppo dell’AI?

No. Il dibattito riguarda soprattutto come continuare a sviluppare l’intelligenza artificiale riducendo i rischi più gravi.

Gli stessi strumenti che generano preoccupazioni stanno già offrendo applicazioni importanti nella medicina, nella ricerca scientifica, nella programmazione e nell’analisi dei dati. Nel 2025 le pubblicazioni scientifiche legate all’AI nelle scienze naturali sono state circa 80.150, il 26% in più rispetto all’anno precedente.

La questione sollevata da Bill Gates riguarda quindi l’equilibrio tra innovazione e sicurezza. Più aumentano capacità e autonomia dei sistemi, più diventano importanti valutazioni indipendenti, controlli tecnici, responsabilità definite e norme condivise.

Il vero interrogativo non è più se l’intelligenza artificiale debba essere governata, ma quali strumenti possano farlo senza bloccarne i benefici. Ed è proprio su questo terreno che, nei prossimi anni, si giocherà una delle sfide tecnologiche e politiche più importanti dell’era digitale.

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