Calcio folle in Terza categoria: dirigente fischia la fine della partita, arbitro incornato

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squalifichessIl dirigente di una squadra che, dalla panchina, fischia (con tanto di fischietto) la fine della partita! Un calciatore che sfiora la fronte dell’arbitro con la sua facendo finire poi la sua saliva sul viso del direttore di gara a causa, forse, di una ravvicinatissima pernacchia! Un arbitro che viene afferrato per il collo e poi, per sicurezza (non si sa mai), colpito con una testata al naso! Tre scene da film comico, o quasi, che però arrivano direttamente da quel campionato dilettanti di calcio che la Figc deve prima o poi decidersi a chiudere: la Terza categoria. Già, il campionato dove non ci sono regole, dove la forza pubblica manca perché non ci sono uomini in divisa e relativi automezzi a disposizione. Ma tanto alla Federcalcio cosa importa? Per non pagare una multa, per una società è fondamentale dimostrare che a inizio campionato abbia fatto richiesta in Questura. Poco importa che l’arbitro, spesso anche giovanissimo e magari anche dello stesso paese di una o di tutte e due le squadre (la spending review del calcio dei poveri ha fatto anche questo, ma non andatelo a dire a chi come Mazzarri guadagnerà 9.500 euro al giorno per i prossimi due anni senza lavorare!), rischia di non tornare a casa con le proprie gambe.

Diversi “scoppiati” di paese e di città, calciatori e non, attendono con ansia il giorno della gara per dare sfogo alle frustrazioni accumulate in una settimana sul lavoro e in famiglia. E si comportano come autentici delinquenti, ben sapendo che se facessero le stesse cose per strada in un giorno qualunque si ritroverebbero denunciati o forse in manette. Ma se lo fanno protetti dall’alibi di una partita di calcio (calcio è una parola grossa), allora sono certi di farla franca. La nostra proposta: stop alla Seconda categoria (per ora), poi largo alle sfide della domenica mattina tra scapoli e ammogliati o tra juventini e milanisti. L’arbitro? Uno di loro. Torniamo al presente che, per quanto riguarda quello calcistico dei protagonisti di questi episodi, è per fortuna lontano.

Spettacolo tragicomico in tre atti. Atto primo: il dirigente che si credeva arbitro. Uno dell’Amatori Appignano (Macerata) a 10 minuti dalla fine decide che la gara è finita e dalla panchina tira fuori un fischietto e decreta la fine. L’arbitro lo allontana ma lui, credendosi forse nel giusto, lo minaccia e continua a farlo anche dopo la gara. Atto secondo: il calciatore e la saliva. Alla vista del cartellino rosso, un calciatore del Montecosaro (Macerata) si avvicina all’arbitro quasi a sfiorarlo e quest’ultimo si ritrova sul volto della saliva frutto probabilmente di una pernacchia o qualcosa di simile. Atto terzo: il calciatore-toro. Uno del Montegaudio (Pesaro Urbino) protesta con l’arbitro. A parole? Macchè. Lo afferra al collo con le mani, poi gli sferra una testata sul naso. In questo caso, gara sospesa, sconfitta a tavolino e squalifica al calciatore fino al 30 giugno 2016, poco più di un campionato e mezzo. Nei precedenti? Stop fino al 22 febbraio 2015 al dirigente col fischietto, fino al 1° marzo 2015 al calciatore e alla sua saliva.

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