venerdì, Ottobre 9, 2026
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Il professore DJ sfida la campanella: 800 anni di letteratura finiscono su un beat trap

Un professore di italiano e latino, una base trap e quasi otto secoli di letteratura trasformati in pochi minuti di musica. A Sansepolcro, in provincia di Arezzo, Andrea Franceschetti ha scelto un modo decisamente fuori dagli schemi per accogliere gli studenti del liceo scientifico: entrare simbolicamente in classe da “djprof” e utilizzare il linguaggio musicale più vicino a una parte dei ragazzi per riaprire le porte ai grandi autori.

Franceschetti ha 52 anni e, accanto all’attività di docente, è conosciuto come animatore culturale nell’Alta Valle del Tevere. Il progetto si chiama “200-900” e nasce come una sorta di viaggio sonoro nella letteratura italiana. Il percorso parte dalle origini, con san Francesco d’Assisi e Giacomo da Lentini, attraversa autori come Cecco Angiolieri, Guido Guinizzelli, Torquato Tasso, Ludovico Ariosto e Ugo Foscolo, per arrivare fino a Umberto Saba e Salvatore Quasimodo. Il tutto viene ricomposto su una struttura trap, con citazioni, richiami e riscritture capaci di far incontrare testi studiati sui manuali e codici espressivi contemporanei.

L’idea è pensata soprattutto per gli studenti delle prime classi, chiamati ad affrontare il passaggio alla scuola superiore. Il messaggio del professore DJ è semplice: cambiare il linguaggio con cui si presenta un contenuto non significa abbassarne il livello. Significa cercare una porta d’ingresso diversa. Per Franceschetti la musica può diventare uno strumento di contatto, mentre il patrimonio letterario resta il centro della lezione.

È un approccio che intercetta un tema concreto della didattica: come catturare attenzione e curiosità senza ridurre la complessità. Le ricerche suggeriscono che musica e ritmo possono aiutare alcuni processi di apprendimento quando vengono utilizzati in modo attivo e strutturato. Una revisione scientifica pubblicata nel 2026 su Frontiers in Education ha esaminato 12 studi sull’impiego di canzoni, rap e attività ritmiche nell’insegnamento linguistico: cinque riguardavano il vocabolario e hanno rilevato benefici soprattutto quando l’ascolto era associato a ripetizione, recupero attivo delle informazioni e pratica distribuita nel tempo. La musica, quindi, non sostituisce lo studio: può diventare un mezzo per renderlo più partecipato.

Chi è Andrea Franceschetti, il professore che diventa DJ?

Andrea Franceschetti insegna italiano e latino al liceo scientifico di Sansepolcro e ha costruito la propria iniziativa partendo da due esperienze che fanno parte della sua quotidianità: la scuola e la musica.

L’obiettivo non è trasformare una lezione in uno spettacolo. “200-900” serve piuttosto come benvenuto e come dichiarazione di metodo: i classici possono essere avvicinati attraverso forme espressive riconoscibili dagli adolescenti, senza perdere il loro valore storico, linguistico e culturale.

La scelta della trap è quindi funzionale. Il genere utilizza ritmo, ripetizione, rime e una forte componente verbale: elementi che permettono di lavorare sulle parole e sui testi in modo immediato. Il professore parte dalla familiarità del suono per spingere poi gli studenti verso autori che appartengono a epoche molto lontane dalla loro.

Cosa racconta “200-900”, la canzone di letteratura?

Il brano è costruito come un’antologia compressa in musica. L’arco temporale copre circa ottocento anni e mette in sequenza riferimenti a figure centrali della tradizione italiana.

Il punto di partenza è san Francesco d’Assisi, legato alle origini della produzione letteraria in volgare di carattere religioso, insieme a Giacomo da Lentini e alla scuola siciliana per la componente laica. Da lì il percorso attraversa poesia medievale, Rinascimento, Ottocento e Novecento.

Per gli studenti il gioco può diventare anche una prova di riconoscimento: individuare l’autore nascosto dietro un verso, una formula o un’immagine significa attivare conoscenze e collegamenti. Il brano può così funzionare come anticipazione di ciò che verrà studiato o come esercizio di ripasso.

La musica può davvero aiutare a ricordare?

Può aiutare, ma dipende da come viene utilizzata. Una ricerca pubblicata su Frontiers in Education e condotta su bambini tra 9 e 11 anni ha rilevato che le parole presentate in forma cantata venivano ricordate, in media, circa il 20% in più rispetto alle stesse parole presentate oralmente dopo un compito interferente; il vantaggio restava intorno al 17% dopo 15 minuti.

Altri studi invitano però alla prudenza. Un esperimento pubblicato su Scientific Reports, condotto su 69 studenti universitari, non ha trovato miglioramenti significativi nella memoria verbale dopo cinque minuti di semplice ascolto musicale. Il dato aiuta a distinguere due situazioni diverse: ascoltare musica in sottofondo non equivale a usare ritmo, testo e ripetizione come strumenti didattici.

Nel caso del professore DJ, il valore dell’esperimento sta proprio nell’integrazione tra contenuto e forma. La letteratura è dentro la canzone: diventa materiale da riconoscere, decodificare e discutere.

Innovare la scuola senza perdere i classici

Il punto più interessante dell’iniziativa di Sansepolcro è il rapporto tra tradizione e metodo. La scuola può modificare strumenti, linguaggi e modalità di coinvolgimento mantenendo intatta la qualità dei contenuti.

Una traccia trap non può sostituire la lettura di Foscolo, Tasso o Quasimodo, così come un video non può esaurire un’opera letteraria. Può però creare una prima connessione e ridurre la distanza percepita tra lo studente e un testo antico.

È qui che il “djprof” offre uno spunto che va oltre la curiosità del primo giorno: la didattica funziona meglio quando riesce a spiegare perché un contenuto riguarda ancora chi lo studia. Se un beat riesce a far scattare una domanda su un verso scritto secoli fa, allora la musica ha già svolto il suo compito più utile: aprire la strada alla curiosità.

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