giovedì, Agosto 27, 2026
HomeNewsMuore ammanettato durante l’intervento: sei operatori al vaglio e un’inchiesta da ricostruire...

Muore ammanettato durante l’intervento: sei operatori al vaglio e un’inchiesta da ricostruire minuto per minuto

Un uomo immobilizzato a terra, le mani bloccate dietro la schiena, una richiesta di aiuto ripresa da uno smartphone e il decesso avvenuto mentre sul posto erano presenti forze dell’ordine e personale sanitario. La morte di Abderrahim Fakir, avvenuta il 19 luglio 2026 nel quartiere Pilastro di Bologna, ha aperto un’inchiesta delicata, destinata a concentrarsi sulle modalità del contenimento, sulla tempestività dei soccorsi e sulle effettive cause del malore.

Fakir aveva 42 anni ed era di origine marocchina. Secondo la prima ricostruzione, alcuni residenti avevano richiesto l’intervento della polizia segnalando una persona in forte stato di agitazione. Gli agenti avrebbero poi contattato il 118 indicando una possibile crisi psichiatrica. Durante le fasi successive l’uomo è stato immobilizzato e ammanettato. Un filmato diffuso online mostra una parte dell’intervento, ma la Procura ha precisato che la sequenza complessiva è più lunga rispetto alle immagini diventate pubbliche.

Questo elemento è decisivo. Un video può documentare posture, movimenti, parole e tempi visibili, ma non consente da solo di stabilire la causa di una morte. Per arrivare a una ricostruzione affidabile serviranno l’esame di tutti i filmati disponibili, comprese le registrazioni degli apparati in uso agli agenti, le testimonianze, le comunicazioni con le centrali operative, la documentazione sanitaria e soprattutto gli accertamenti medico-legali.

La Procura di Bologna ha aperto un procedimento per omicidio colposo e ha inserito nel registro delle annotazioni preliminari, il cosiddetto modello 45-bis, i nomi di sei persone coinvolte nelle diverse fasi dell’intervento: due poliziotti e quattro operatori sanitari. Al momento non risultano indagati in senso tecnico. Il passaggio non anticipa responsabilità e non esclude ulteriori sviluppi: permette di svolgere gli accertamenti garantendo i diritti difensivi delle persone interessate.

La vicenda pone quindi due domande distinte. La prima riguarda ciò che è accaduto concretamente negli ultimi minuti di vita dell’uomo morto ammanettato. La seconda riguarda il funzionamento della nuova procedura giudiziaria applicata quando un fatto potenzialmente rilevante sul piano penale appare compiuto in presenza di una possibile causa di giustificazione, come l’adempimento di un dovere.

Che cosa dovrà ricostruire la Procura?

La Procura dovrà ricomporre l’intervento dall’inizio alla fine, senza limitarsi al filmato circolato sui social. Occorrerà stabilire quando Fakir sia stato immobilizzato, per quanto tempo sia rimasto a terra, quali tecniche siano state utilizzate, quando siano emersi i primi segnali di difficoltà e quali controlli siano stati effettuati sulle sue condizioni.

Dovranno essere analizzate anche le azioni dei sanitari: i tempi di arrivo, le valutazioni compiute, le richieste di supporto e le manovre eventualmente praticate. La qualificazione provvisoria di omicidio colposo indica che gli inquirenti stanno verificando l’eventuale esistenza di condotte negligenti, imprudenti o non conformi alle procedure. Non significa che tali condotte siano già state accertate. L’articolo 589 del Codice penale punisce infatti chi provoca per colpa la morte di una persona, ma responsabilità e nesso causale devono essere dimostrati nel corso del procedimento.

Perché l’autopsia è il passaggio decisivo?

L’autopsia deve individuare la causa del decesso e verificare se esista un rapporto tra la morte, le condizioni di salute dell’uomo e le modalità del contenimento. Gli esami potranno valutare eventuali patologie pregresse, segni traumatici, problemi respiratori, alterazioni cardiache e altri fattori clinici.

La medicina legale dovrà inoltre confrontare i reperti con la cronologia ricavata dai video e dalle testimonianze. Una correlazione temporale, infatti, non dimostra automaticamente un nesso causale. Per attribuire rilevanza penale a una condotta occorre accertare, con criteri scientifici, se quel comportamento abbia provocato o contribuito in modo concreto all’evento.

Proprio per questo la Procura ha indicato gli accertamenti medico-legali come uno dei primi passaggi necessari. Solo l’integrazione tra risultati dell’autopsia, immagini e documentazione operativa potrà distinguere una causa naturale, una conseguenza delle condizioni pregresse o un evento collegato, in tutto o in parte, alle modalità dell’intervento.

Che cos’è il registro 45-bis e perché non è un’immunità?

Il modello 45-bis è un registro separato introdotto nel 2026 per i casi in cui appare evidente, nella fase iniziale, la presenza di una causa di giustificazione. La nuova disciplina modifica l’articolo 335 del Codice di procedura penale e riconosce alle persone annotate le stesse garanzie previste per chi è sottoposto a indagini.

La Procura deve assumere rapidamente le proprie determinazioni. Se non servono ulteriori verifiche, la decisione sulla richiesta di archiviazione va presa entro 30 giorni. Quando sono necessari altri accertamenti, il termine è di 120 giorni, seguito da ulteriori 30 giorni per le determinazioni finali. Se emergono elementi incompatibili con la causa di giustificazione, il nominativo può essere trasferito nel registro ordinario degli indagati.

Parlare di “scudo” può quindi essere fuorviante. La norma non cancella l’inchiesta e non impedisce di accertare eventuali responsabilità. Cambia la modalità iniziale di iscrizione, evitando che l’operatore venga formalmente indicato come indagato quando l’azione appare, in prima battuta, collegata a un dovere istituzionale.

Quali rischi presenta l’immobilizzazione a terra?

La posizione prona, soprattutto quando la persona è ammanettata e sottoposta a pressione fisica, richiede particolare attenzione. Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura raccomanda di evitare, quando possibile, tecniche capaci di provocare asfissia posizionale e di ridurre al minimo durata e compressione.

Questo principio non consente di anticipare conclusioni sul caso di Bologna. Indica però quali aspetti tecnici dovranno essere verificati: postura, pressione esercitata, capacità respiratoria, stato di agitazione, monitoraggio dei parametri vitali e rapidità dell’assistenza medica.

La Corte europea dei diritti dell’uomo richiede inoltre indagini indipendenti, tempestive ed efficaci quando una persona muore durante un intervento di agenti pubblici. Le verifiche devono poter stabilire se la forza impiegata fosse necessaria e proporzionata, individuando eventuali responsabilità senza partire da conclusioni precostituite.

La risposta più attendibile non arriverà da un singolo fotogramma né da dichiarazioni immediate. Dipenderà dall’integrazione tra prove video, accertamenti scientifici e valutazione delle procedure. È questo passaggio, più di ogni lettura emotiva o sommaria, che potrà chiarire perché un uomo è morto mentre si trovava ammanettato e sotto il controllo di operatori pubblici.

Questo sito e tutti i suoi contenuti sono interamente generati mediante sistemi di intelligenza artificiale. Le informazioni pubblicate possono contenere errori, inesattezze, omissioni o dati non aggiornati e devono essere verificate prima di farvi affidamento.

ARTICOLI CORRELATI

Ultimi Articoli