domenica, Maggio 19, 2024
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Obesità e cambiamenti cerebrali: il nuovo studio

L’obesità può danneggiare la capacità del cervello di riconoscere la sensazione di pienezza dopo aver mangiato grassi e zuccheri, secondo un nuovo studio.

Come riporta la CNN, nuovi studi hanno apportato maggiori conoscenze sul tema, spiegando il fenomeno.

Cambiamenti del cervello nelle persone con obesità: lo studio

L’obesità può davvero incidere sulla capacità del cervello di riconoscere quando si è pieni e soddisfatti, dopo aver mangiato grassi e zuccheri.

Inoltre, quei cambiamenti cerebrali possono durare anche dopo che le persone obese perdono una quantità significativa di peso. Questo spiega quindi perché molte persone spesso riguadagnano i chili persi.

Non c’era alcun segno di reversibilità, il cervello delle persone con obesità ha continuato a mancare delle risposte chimiche che dicono al corpo: ‘OK, hai mangiato abbastanza’“, ha detto la dott.ssa Caroline Apovian, professoressa di medicina alla Harvard Medical School.

Come definito dal punto di vista medico, le persone con obesità hanno un indice di massa corporea superiore a 30, mentre il peso normale è compreso tra 18 e 25.

Questo studio spiega il motivo per cui l’obesità è una malattia: ci sono effettivi cambiamenti nel cervello“, ha detto la Apovian.

I dettagli dello studio

Lo studio, pubblicato lunedì su Nature Metabolism, ha messo a confronto 30 persone considerate obese dal punto di vista medico e 30 persone di peso normale.

I due gruppi sono stati alimentati con carboidrati di zucchero (glucosio), grassi (lipidi) o acqua (come controllo). Ogni gruppo di sostanze nutritive è stato immesso direttamente nello stomaco tramite un tubo di alimentazione in giorni separati.

Volevamo bypassare la bocca e concentrarci sulla connessione intestino-cervello, per vedere come i nutrienti influenzano il cervello indipendentemente dal vedere, annusare o assaggiare il cibo“, ha detto l’autrice principale dello studio, la dott.ssa Mireille Serlie.

La sera prima del test, tutti i 60 partecipanti allo studio hanno consumato lo stesso pasto per cena a casa. E, a seguire, non hanno mangiato fino a quando il tubo di alimentazione non è stato posizionato la mattina successiva.

Quando gli zuccheri o i grassi sono entrati nello stomaco attraverso il tubo, i ricercatori hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) e la tomografia computerizzata a emissione di fotone singolo (SPECT) per catturare la risposta del cervello in 30 minuti.

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